Apple è la prima società quotata a raggiungere una capitalizzazione di 2.000 miliardi di dollari. E ieri qualche trader alle prime armi è stato "spiazzato" dal vedere su qualche piattaforma dei grafici "strani" su Tesla e la stessa Apple: si è trattato di uno split 5 a 1 per la prima e 4 a 1 per la seconda, che non va ad alterare la capitalizzazione di queste società, ma rende queste azioni più alla portata del piccolo investitore.

Basti pensare ad un piano di accumulo che preveda l'acquisto mensile delle migliori 10 azioni del Nasdaq: che capitale sarebbe servito per poter effettuare un bilanciamento corretto, in presenza di società come Tesla o Amazon?

Per semplificare, se prima dello split possedevi 100 azioni di Apple a 400 usd per azione, dopo lo split che si è verificato ieri, sei il possessore di 400 azioni del valore di 100 usd ciascuna.

Se tutto questo non avrà impatti signifcativi su Indici pesati per capitalizzazione (capitalisation weighted), come l'S&P500 o il Nasdaq 100, su indici che invece sono pesati sul prezzo (price weighted) come il Dow Jones Industrial potrebbe avere una portata enorme. Price Weighted singnifica che alle azioni con prezzi più elevati vieen assegnato un peso maggiore.

Il raggruppamento azionario nel rapporto 4 a 1 entrato in vigore il 31 agosto ha "abbassato" il suo prezzo a circa 125 usd: questo ha fatto si che il peso di Apple sul Dow Jones Industrial sia sceso notevolmente.

Il peso di Apple sull’indice Dow Jones era arrivato oltre l’11%, mentre adesso scenderà nella seconda metà della classifica dei 30 titoli che fanno parte delll'indice (scenderà a circa un 3%).

L'azienda più "pesante" del Dow Jones diventa ora UnitedHealth (poco sopra al 7%), seguita da Home Depot (poco sotto al 7%), Microsoft e McDonald’s (poco sopra il 5%). Questa è stata anche l'occasione per rivedere la composizione del paniere, con l'uscita di Exxon Mobile (dopo più di 90 anni), di Pfizer e Raytheon Technologies (prendono il loro posto Salesforce, Amgen e Honeywell).

Davanti alla sovra-performance del settore tecnologico di questi ultimi anni, un cambiamento del genere (=riduzione del peso dei tecnologici) potrebbe far perdere appeal ad un indice come il Dow Jones e portare a deflussi sugli ETF a replica passiva di questo Indice. E questo potrebbe avere un impatto non trascurabile su quei modelli di Asset Allocation che hanno inserito in portafoglio ETF sul Dow Jones in virtù di performance che erano effettivamente ascrivibili a quello che hanno combinato azioni come Apple e Microsoft.

In questo grafico puoi notare la crescita in % del prezzo delle azioni Apple, confrontata con la variazione % dei prezzi degli ETF su Dow Jones (arancio), S&P500 (verde) e Nasdaq 100 (giallo).

Se il Dow Jones torna a ritrovare un certo equlibrio, dopo questo ridimensionamento di Apple, sugli indici a capitalizzazione la situazione non cambia e pochi titoli continuano ad avere un peso enorme: tralasciando il Nasdaq 100, ora anche sull'Indice S&P 500 i cinque maggiori titoli (Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet e Facebook) rappresentano oltre un quarto dell’indice.

Questa è una situazione che non si era mai verificata storicamente: se confrontiamo le performance dell'Indice S&P 500 tradizionale (capitalisation weighetd: le aziende più grandi hanno il peso maggiore) con le stesse azioni ma Equal Weighted (nell'indice ognuna ha lo stesso peso) ecco che dal 2004 all'inizio del 2020 osserviamo una sovraperformace del secondo (azzurro) rispetto al primo (verde).

La situazione cambia radicalmente dall'inizio del 2020, come si può vedere nel grafico qui sotto (che è l'ingrandimento dell'ultima parte del preedente), con la sovra perfomance dell'S&P500 tradizionale (verde) rispetto all'indice S&P500 Equal Weight (azzurro).

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Luca Giusti